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LE ORIGINI, LE FONTI STORICHE E LA LEGGENDA POPOLARE

SISMA DEL 1980

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popolare della teoria cristiana, in sintonia con lo stato d'animo latente delle masse e con le loro attese di libertà e di riscatto» e le concessioni fatte dalla Chiesa sul piano della politica culturale, nei primissimi tempi.

È da rilevare, infatti, che, nei primi secoli del cristianesimo, se nelle città l'abbattimento totale dei templi degli dei era auspicato da tutte le nuove autorità cristiane, nei casali lontani vi fu una certa tolleranza per le antiche costumanze e molti templi pagani divennero in realtà luoghi di riunione per nuovi adepti, anche probabilmente per la mancanza di mezzi adeguati alla costruzione di nuovi edifici.

Perciò in definitiva, tenendo nel debito conto le varie testimonianze innanzi citate e dimostrate, Pescopagano non fu sede di una comunità etnica pagana all'epoca della costituzione del primo villaggio, e non rifiutò di abbracciare la nuova religione cristiana, perché già la popolazione aveva sposato la fede cristiana, anche se in alcune zone rurali ancora permaneva qualche elemento di rituali tradizionali.

Quanti elementi, però, erano volti al bene della comunità, e «non vengono più considerati atti criminosi (non si minaccia più la pena capitale a coloro che portarono su di se, per esempio, gli amuleti contro la malaria, come succedeva sotto Caracalla, prima di Costantino, e sotto Costanzo II, dopo di lui) e nelle zone agricole non è nemmeno considerato illegale scongiurare i temporali o altri fenomeni che possono danneggiare il raccolto ». Altri sostengono che in questa zona il cristianesimo si diffuse nel I secolo. Ed infine non dimentichiamo che da un rescritto di Costantino al «corrector Lucania et Brittiorum» -scrive Ebner- è possibile desumere l'esistenza di chiese già organizzate in Lucania il 21 ottobre del 319. Inoltre papa Gelasio I inviava nel 494 una lettera ai vescovi della Lucania, di cui conosciamo i nomi di Giuliano di Blanda (Maratea), Sabino di Marcelliana e forse Agnello di Velia del V secolo, rustico di Bussento, Romano (?) di Blanda, Latino di Marcelliana e Felice di Paestum del VI.

E i monaci d'Oriente, dal VI al XI secolo, sfuggiti alla furia iconoclastica, vennero proprio nella Lucania che, per le sue caratteristiche fisiche, si prestava ad essere meta ideale e rifugio sicuro dei religiosi e delle loro famiglie, provenienti anche dai Balcani e dalla Sicilia.

Da documenti degli archivi diocesani si apprende che Conza ebbe il suo primo Vescovo nell'ottavo secolo, precisamente nell'anno 743 d.C. Ad esso vennero aggregate, spiritualmente, le popolazioni appartenenti alle tre provincie di Basilicata (con il Comune di Pescopagano), il Principato Citra e il Principato Ultra.

Alcuni secoli dopo, l'anno 1008 la diocesi di Conza venne trasformata in sede Arcivescovile alle cui dipendenze furono sottoposti i Vescovi di Muro Lucano, Lacedonia, Monteverde, S. Angelo dei Lombardi, Nusco e Bisaccia.

Melfi invece continuò a dipendere direttamente da Roma, Marsico da Salerno, Montepeloso (Irsina) da Gravina, mentre alcuni paesi come Lagonegro, Lauria, Rivello e Trecchina, continuarono ad essere sotto la giurisdizione dei Vescovi di Pollicastro; Maratea da quelli di Cassano Jonico.

A queste diocesi se ne aggiunsero altre. Così il messaggio cristiano si diffondeva da Potenza, Grumento, Venosa, Anglona, Tursi, Tricarico e Acerenza, che, nella seconda metà del XI secolo, venne elevata a sede metropolitana, ed infine, da Conza e, da Pescopagano.

Secondo la testimonianza di validi documenti ecclesiali Pescopagano nell'anno mille aveva già le sue otto Chiese in piena efficienza di culto.

Noi siamo convinti che Pescopagano sia stata fonte di cristianesimo perché nell'età moderna non abbiamo mai registrato nel luogo presenze paganeggianti, culti magici di chiara origine precristiana o di orientamento extracattolico, anche se la comunità cattolica pescopaganese è stata pure afflitta, nel medioevo in particolare, da una condizione di miseria e sottosviluppo antichi, determinati da una lunga storia sociale di isolamento e abbandono nell'ambito della storiografia regionale.

 

 

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