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LE ORIGINI, LE FONTI STORICHE E LA LEGGENDA POPOLARE

SISMA DEL 1980

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dall'altra vi era la fortezza, che segna ancor oggi il confine tra la Lucania e l'Irpinia, chiamata Petra Pagana, oggi Pescopagano, fortificata dai Goti, in posizione dominante sull'alta valle dell'Ofanto. Rimane così ormai provato che T.A. Milone fu ucciso sotto le mura di Conza dell'Irpinia, «indifferentemente sotto quale dei due circostanti castelli». Secondo lo storico antico Agatia (536-582), nel 555 d.C., la rocca fu occupata dai Goti, scampati alla disfatta sul Volturno i quali ampliarono le fortificazioni e sostennero l'assedio delle truppe bizantine guidate da Narsete. Ma vinti, dopo aver resistito per tutto l'inverno, furono condotti prigionieri in Costantinopoli.

Dopo la dominazione bizantina il nostro territorio faceva parte del gastaldato di Conza sotto la dominazione Longobarda (568).

In quel periodo si ebbero le cruenti incursioni degli ungari e saraceni, anche perché i Longobardi non sono stati mai un popolo di navigatori.

In definitiva, si può dedurre, che la rocca fortificata di Pescopagano costituì un punto di appoggio per l'uno e l'altro degli eserciti in contesa. Questa prima denominazione di Petra Pagana, secondo Mons. Arcangelo Lupoli Arcivescovo di Conza, trova spiegazioni nel fatto che molto probabilmente, dopo la conversione al cristianesimo da parte degli abitanti, di Conza, i pagani rimasti si trasferirono sulla rocca detta pietra pagana.

Non sappiamo, comunque fino a che punto questa tesi dell'arcivescovo Lupoli, pronunziata nella relazione ad Limina nel 1825, può essere storicamente valida.

Infatti il Mancini, storico locale, osserva che le parole «pietra» e «pagana» non possono considerarsi separate, secondo una terminologia gotica, e che anche nel 1161 il Castrum aveva la solita e attuale denominazione latina di Petrapagana. È del parere che «pagano» deriva etimologicamente da «pagus», che significa villaggio o borgo abitato sulla roccia. Questa opinione trova conforto nella iscrizione postbizantina: provida progenies «incolit hoc saxum», in cui si mette in evidenza che la popolazione abita su di un pietroso monte.

Il Leo, storico medievista, sostiene che la parola «pagus» (pagano) fin dai tempi dei Longobardi indica una parte laterale del territorio della città precisamente quella parte che da questa veniva distaccata.

Ciò confermerebbe, secondo lo storico locale Luca Araneo, il distacco sulla parte «pagana», cioè della parte separata dal vastissimo territorio di Conza, avvenuto nel 1330 tramite la vendita di Sancia Regina a Mattia Gesualdo dei Normanni.

La versione secondo cui i cosiddetti rifugiati non vollero accettare la nuova religione di Cristo per adorare e onorare i falsi dei è completamente gratuita astorica -osserva Araneo- perché fino al 1330 non esisteva minimamente quel suffisso «pagana». Non a torto l'Araneo sostiene questa tesi se consideriamo che la religione cristiana si era diffusa, sin dall'inizio dell'era cristiana, in tutta la zona delle due rocche. Prove ne sono le determinazioni dei Comuni di S. Andrea, S. Martino, S. Antonino, nomi di Santi, e, soprattutto se si pensa che nel 1100 sorse il Monastero di S. Lorenzo e il popolo si sottopose alla decima.

Una religiosità -scrive Ebner- che spiega meglio l'adesione sempre più larga al cristianesimo, messaggio soprattutto delle classi inferiori della società. Sicché il grado di preminenza raggiunto dal Cristianesimo tra le anzidette classi sociali nel IV secolo, oltre a riflettersi sulla stessa lingua latina, finiva per scuotere in modo determinante la tradizione religiosa romana conservatrice, causando il trionfo del nuovo credo. E proprio nelle antiche poleis di Magna Grecia, che nel VI secolo a.C. avevano udito diffondersi da Velia la dottrina senofanea che, abbattendo l'antropomorfismo olimpico, affermava l'esistenza di un eis theos, un dio che tutto vede e tutto ode, unico, immutabile ed eterno; proprio in queste antiche poleis i discepoli degli apostoli avevano insediato sorveglianti (episkopoi) facendoli sedi di circoscrizioni amministrative (diocesis) e spirituali.

Ritornando al primo concetto, secondo il quale la storia di Pescopagano è direttamente collegata con quella della città di Conza, riportiamo l'importante versione di Francesco Paolo Laviano, storico locale, il quale osserva che i continui terremoti, le invasioni barbariche e la malaria ridussero considerevolmente la popolazione di Conza e venne meno così ogni sua grandezza e potenza: da 1.700 fuochi si passò a 260, pari a 1.300 abitanti, considerando 5 persone per ogni fuoco. Venne definita città desolata e scarsa di abitatori per l'aria insalubre.

I diversi Casali delle campagne, Tufara, S. Martino, S. Mauriello, S. Chirico e S. Andrea, che facevano cerchio alla rocca di Pescopagano, all'epoca dei Longobardi erano popolatissimi.

Naturalmente questi casali costituivano una frazione degli abitanti del «Castrum» o della «civitas».

All'epoca delle incursioni degli Ungheri e dei Saraceni, secolo IX e X, ogni città cercò riparo presso un castello per difendersi.

La città di Conza era troppo esposta alle incursioni dei barbari, e per cui la maggior parte degli abitanti emigrò -scrive Laviano- sui monti dove era più facile difendersi e in luogo più salubre.

Anche gli abitanti dei casali seguirono l'esempio di quelli di Conza e costituirono, insieme, il «Castrum Petra Paganae».

Il Laviano nel descrivere il vocabolo «Pesco» pensa, per similitudine, a «piesco» o «pescone», grossa pietra ancora in uso nel linguaggio comune del dialetto dei nostri Comuni: «u piscone».

Il Giustiniani definisce che la voce pesco (Pescopagano) «ne tempi di mezzo», volle indicare un castello edificato su di un monte.

Il vocabolo «petra», significa, nella bassa latinità, «nudo pro castello vel praesidio in petra seu rupe extructo»; e si disse dunque “pescopagano”, “Piescopagano” e “Petra Pagana”.

Lo stesso Laviano, infine, esclude nel modo più assoluto il significato di saraceno dal vocabolo pagano, dando la

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